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Restauri
Intervista ad Emma Colle
All'interno della sacristia della chiesa di San Salvador è allestito un cantiere di restauro. Vi incontriamo Emma Colle, la restauratrice a cui è affidato il recupero di un vasto ciclo di affreschi dipinti nel Cinquecento e attribuibili a Francesco Vecellio (tradizionalmente) o, da alcuni anni, a Camillo Capelli detto il Mantovano. (Nella foto a fianco: particolare)
Alcune informazioni generali: chi ha preso l'iniziativa del restauro e chi lo finanzia?
L'iniziativa è stata presa dalla dottoressa Annalisa Bristot, funzionario della Soprintendenza di Venezia, mentre i finanziamenti provengono dal Save Venice Inc. che appartiene ai comitati privati dell'UNESCO.
I saggi che si vedono li avete fatti voi?
No. In precedenza è stata eseguita una campagna di analisi da parte della ditta Arcadia Ricerche. Sulla base di queste indagini la Soprintendenza ha potuto elaborare il progetto di intervento del restauro.
Da quanto avete iniziato? E in che stato avete trovato gli affreschi?
Abbiamo iniziato alla fine dello scorso gennaio. Gli affreschi erano già stati restaurati probabilmente nei primi del '900 con metodi impropri e superati. Abbiamo trovato parecchi strati di lacerti di scialbo bianco. L'intonaco è abraso e lacunoso. Inoltre le decorazioni ricostruite sono molto improvvisate e meno curate rispetto a quelle originali. Per invecchiare e per uniformare il tutto è stata stesa una patinatura gialla. In seguito alla pulitura che eseguiremo emergeranno tutte le ricostruzioni e rappezzi d'intonaco che ancora non si vedono chiaramente.
Quindi un problema è costituito da ciò che troverete dopo la pulitura, soprattutto a causa di questi ritocchi…
Sì, la pellicola pittorica originale in alcune zone è sollevata ed estremamente degradata a causa dei sali. Un altro grosso problema è la presenza di una grande quantità di ricostruzioni di qualità minore rispetto all'originale. Inoltre, probabilmente in un momento successivo, è stata data una resina acrilica che conferisce alla pittura l'aspetto di un quadro invece che di un affresco e che blocca la naturale traspirazione dell'intonaco. Quindi dobbiamo intervenire per asportarla. Il Consorzio CSGI presso il Dipartimento di Chimica dell'Università di Firenze, ha messo a punto un metodo innovativo per asportare queste resine. Si tratta di un intervento che, oltre a garantire un esito efficace, evita rischi di tossicità per l'operatore.
Insomma, i principali problemi derivano dal restauro fatto nei primi del '900?
E' proprio così. Praticamente questo è il restauro del restauro, come spesso accade nel nostro lavoro.
Quale sarà il risultato finale?
Probabilmente, utilizzando delle velature di colore, cercheremo di uniformare quelle parti che erano state abrase dal restauro precedente. Utilizzando dei sottotoni, faremo risaltare di più l'originale, anche se ovviamente non lo si potrà ricostruire totalmente.
Che può dirci circa la conclusione dei lavori?
Ci è stata data una scadenza per settembre od ottobre.
E per finire una domanda un po' personale: il suo lavoro la appassiona?
La vita di cantiere è piuttosto dura: si è spesso fuori casa, in posti disagevoli e sempre in mezzo alla polvere e a varie sostanze chimiche, anche se rispetto a tanti anni fa sono state eliminate quelle molto tossiche. E comunque, sì: questo lavoro mi appassiona molto.
4 giugno 2003
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